Si è conclusa la dodicesima edizione del Love Film Festival, il primo festival cinematografico italiano dedicato al tema dell’amore, ha trasformato Perugia in un laboratorio di emozioni, riflessioni e dialogo sociale. Sotto la direzione artistica di Daniele Corvi e con l’attrice Barbara Chichiarelli nel ruolo di madrina, il festival ha confermato la propria identità culturale, portando al centro dell’attenzione il tema dell’inclusione e coinvolgendo centinaia di spettatori, studenti, artisti e professionisti del mondo del cinema. Nel corso della nostra intervista, Daniele Corvi ha raccontato come questa edizione sia stata caratterizzata da una straordinaria partecipazione emotiva del pubblico. Dai giovani studenti presenti agli incontri mattutini fino agli spettatori delle proiezioni serali, il tema dell’inclusione ha saputo toccare corde profonde, generando dibattiti appassionati e momenti di autentica condivisione. Tra gli appuntamenti più significativi della manifestazione, Corvi ha indicato innanzitutto la proiezione del film “La bolla delle acque matte”, che ha inaugurato il festival il 29 maggio al Cinema Méliès. L’opera della regista Anna Di Francisca, interamente girata in Umbria grazie al sostegno dell’Umbria Film Fund, ha raccontato con delicatezza e forza il difficile percorso di rinascita di una comunità colpita da un terremoto. La presenza della regista, del protagonista Fausto Russo Alesi e del cast ha reso l’evento ancora più partecipato, creando una forte identificazione tra il pubblico e la storia narrata sul grande schermo.
Altro momento particolarmente intenso è stato l’incontro con il giornalista e scrittore Luigi Garlando, storico volto della Gazzetta dello Sport e autore di alcuni dei libri più amati dai giovani lettori. Al mattino, davanti a una platea gremita di studenti, ha presentato Per questo mi chiamo Giovanni, il bestseller dedicato alla figura di Giovanni Falcone e alla cultura della legalità. Nel pomeriggio, invece, ha accompagnato il pubblico alla scoperta di Sandro libera tutti, il volume dedicato a Sandro Pertini e ai valori di libertà che hanno segnato la storia italiana. Corvi ha definito Garlando uno degli ospiti più autorevoli e coinvolgenti di questa edizione, capace di conquistare pubblici di ogni età. Grande emozione ha suscitato anche la consegna del Grifone d’Oro alla Carriera a Gabriele Lavia. L’incontro, moderato da Daniele Corvi e Andrea Simonella, è stato preceduto dalla proiezione del film La Lupa, nel trentennale della sua uscita. Lavia ha regalato al pubblico racconti, aneddoti e riflessioni sulla sua lunga carriera artistica, dimostrando ancora una volta il carisma e la profondità che lo hanno reso uno dei grandi maestri del teatro e del cinema italiano. Tra gli eventi più apprezzati dal pubblico anche l’anteprima assoluta della serie Rai Fiction “Estranei”, presentata dal regista Cosimo Alemà e dall’attore Marco Cocci. La miniserie, che affronta il tema della convivenza tra culture diverse attraverso una storia di mistero e integrazione, ha rappresentato perfettamente lo spirito della manifestazione e ha ricevuto il premio come Miglior Progetto Inclusivo. Molto apprezzata è stata inoltre la presenza della madrina Barbara Chichiarelli, che durante il festival ha dialogato con studenti e spettatori con spontaneità, sensibilità e grande disponibilità. Secondo Corvi, la sua partecipazione ha incarnato perfettamente il messaggio di inclusione e vicinanza umana che il festival ha voluto trasmettere. Tra i momenti più toccanti della manifestazione va ricordata anche la proiezione del documentario “Vakhim” di Francesca Pirani, intenso racconto del viaggio emotivo di un figlio adottivo alla ricerca delle proprie radici in Cambogia. Un’opera che ha commosso profondamente il pubblico presente in sala.
Durante l’intervista, Daniele Corvi ha inoltre ripercorso i dodici anni di storia del Love Film Festival, nato quasi come una scommessa tra amici e diventato oggi una delle realtà culturali più significative del panorama cinematografico umbro. «All’inizio eravamo soltanto un gruppo di amici», ha ricordato il direttore artistico. «Poi, anno dopo anno, il festival è cresciuto grazie all’amore e alla passione di tante persone che hanno creduto nel progetto». Particolarmente significativa anche la sua riflessione sul ruolo del cinema contemporaneo: secondo Corvi, il cinema italiano ha bisogno di nuove voci, nuovi autori e nuove storie capaci di raccontare i territori e le persone con autenticità, proprio come ha cercato di fare il Love Film Festival in questi anni.
Tutti i vincitori del Grifone d’Oro 2026
· Miglior Film “San Francesco d’Assisi”: Le tre regole infallibili di Marco Gianfreda
· Premio Giovani “Liceo Assunta Pieralli”: Le tre regole infallibili di Marco Gianfreda
· Miglior Regia “Luciano Zeetti”: Anna Di Francisca per La bolla delle acque matte
· Miglior Attore “Andrea Micciché”: Fausto Russo Alesi per La bolla delle acque matte
· Miglior Attrice “CS Cinema”: Cristiana Dell’Anna per Le tre regole infallibili
· Miglior Interprete Rivelazione “Aldo Capitini”: Jaele Fo per La bolla delle acque matte
· Miglior Documentario: Vakhim di Francesca Pirani
· Premio alla Carriera “Pietro Vannucci”: Gabriele Lavia
· Miglior Sceneggiatura: Geraldine Ottier per Io non sono nessuno
· Miglior Cortometraggio “Roberta Balducci”: O Impulso e Outras Aversões di Marcos Fabio Katudjian
· Miglior Artista Umbro: Graziano Scarabicchi
· Miglior Progetto Inclusivo: Estranei di Cosimo Alemà
· Miglior Romanzo: Sandro libera tutti di Luigi Garlando
Con il sipario calato sulla dodicesima edizione, il Love Film Festival ha lasciato in eredità non soltanto premi e riconoscimenti, ma soprattutto storie, incontri e riflessioni che hanno dimostrato ancora una volta come il cinema possa essere uno straordinario strumento di inclusione, crescita culturale e dialogo tra le persone.
Intervista a Daniele Corvi, Direttore Artistico del Love Film Festival
Si è appena conclusa la dodicesima edizione del Love Film Festival. Vorrei chiederle, non da direttore artistico ma da semplice spettatore: quali emozioni ha percepito nel pubblico? Quali sono stati gli aspetti che l’hanno maggiormente colpita?
"Bisogna distinguere tra i diversi target di pubblico che hanno partecipato al festival. L’evento era infatti strutturato in due momenti: i matinée dedicati alle scuole e gli appuntamenti pomeridiani e serali rivolti a un pubblico adulto. In entrambi i casi, il tema dell’inclusione, che è stato il filo conduttore di questa edizione, ha favorito dibattiti molto partecipati e coinvolgenti. L’inclusione, nelle sue molteplici sfaccettature, ha toccato temi come la giustizia, i diritti civili, il desiderio di rinascita e il concetto di famiglia, suscitando interesse, partecipazione ed emozione sia nei giovani sia negli adulti."
Quali sono stati, secondo lei, i tre momenti più emozionanti del festival?
"Se dovessi sceglierne tre, partirei dal film La ballata delle acque matte, girato in Umbria e quindi particolarmente vicino al territorio. L’opera affronta il tema della rinascita dopo un terremoto attraverso la storia di un sindaco, interpretato da Fausto Russo Alesi, impegnato nella ricostruzione della propria comunità e nella realizzazione di un ristorante inclusivo. Il secondo momento significativo è stato rappresentato dalla presenza del giornalista e scrittore Luigi Garlando. Ha partecipato a due incontri, uno rivolto agli studenti e uno dedicato a un pubblico adulto. Attraverso i suoi libri su Giovanni Falcone e Sandro Pertini, è riuscito a raccontare due figure fondamentali della storia italiana con grande profondità e capacità comunicativa, conquistando l’attenzione di tutti i presenti. Il terzo momento è stato la proiezione della fiction Rai Estranei, un prodotto innovativo che racconta la comunità sikh attraverso la struttura narrativa di un giallo. Si tratta di un’opera senza precedenti nel panorama televisivo italiano."
Lei dirige questo festival fin dalla sua nascita, dodici anni fa. Come è cambiata l’organizzazione nel corso del tempo? Quali difficoltà avete dovuto affrontare, soprattutto dal punto di vista economico?
"All’inizio il festival è nato come una vera e propria scommessa. Eravamo un gruppo di amici, senza il sostegno delle istituzioni. Con entusiasmo e un pizzico di incoscienza giovanile, scrissi a Pupi Avati chiedendogli di partecipare alla prima edizione. Mi rispose con una lettera nella quale dichiarava il suo affetto per Perugia e la sua disponibilità ad aiutarci. Grazie a lui arrivarono anche personalità come Giancarlo Giannini e Marco Paolini. L’idea del Love Film Festival nacque in un momento difficile per Perugia, che stava vivendo le conseguenze mediatiche di una nota vicenda di cronaca. Volevamo ripartire dai valori positivi e dall’identità della città, simbolicamente rappresentata dal Bacio Perugina. Nel tempo il festival è cresciuto: alle prime collaborazioni private si sono aggiunti il sostegno delle istituzioni, delle produzioni cinematografiche e di numerosi ospiti prestigiosi. Pur disponendo di risorse economiche limitate, abbiamo sempre potuto contare sull’affetto e sulla partecipazione di molte persone che condividono la nostra missione culturale e sociale."
Quanto è importante oggi continuare a organizzare manifestazioni di questo tipo, soprattutto per avvicinare i giovani alla socialità e alla riflessione su temi importanti?
"Dopo la pandemia questa esigenza è diventata ancora più evidente. Il senso di isolamento è aumentato e proprio per questo abbiamo scelto il tema dell’inclusione. Negli anni abbiamo affrontato anche questioni come la sostenibilità, la spiritualità e la giustizia. Una delle sorprese più belle di questa edizione è stata la reazione dei giovani al film Le tre regole infallibili di Marco Gianfreda, che affronta il tema del disagio adolescenziale. Ho visto ragazzi di sedici o diciassette anni seguire con grande attenzione e partecipare attivamente al dibattito. Quando vengono messi nelle condizioni di confrontarsi con contenuti di qualità, i giovani rispondono con interesse e profondità."
Durante il festival avete consegnato diversi riconoscimenti, tra cui il Grifone d’Oro alla carriera a Gabriele Lavia. Com’è stata questa esperienza e quale contributo ha dato la madrina Barbara Chichiarelli?
"L’incontro con Gabriele Lavia è stato travolgente. Ha offerto al pubblico un vero e proprio viaggio attraverso la sua carriera, alternando racconti, citazioni e momenti teatrali. In particolare abbiamo celebrato il trentennale del film La lupa e ricordato Profondo Rosso, alcune cui scene furono girate proprio a Perugia. Barbara Chichiarelli ha svolto un ruolo fondamentale. Con spontaneità e grande disponibilità ha dialogato con i ragazzi e con il pubblico, dimostrando sensibilità verso i temi affrontati dal festival. È stata una madrina perfettamente in sintonia con lo spirito della manifestazione."
In questi dodici anni, quali sono stati i tre incontri più importanti per lei?
"Il primo è certamente quello con Pupi Avati, perché rappresenta l’inizio di tutto. È stato il primo grande ospite a credere nel festival e a sostenerlo concretamente. Il secondo è Carlo Verdone, che nel 2018 tenne un incontro memorabile ripercorrendo quarant’anni di carriera davanti a una Sala dei Notari gremita. Il terzo è il regista Paul Verhoeven, che ricevette il Grifone d’Oro nello stesso anno. Ricordo ancora quando affermò che il nostro premio era “più bello del Golden Globe”. Fu un riconoscimento importante per il percorso di internazionalizzazione del festival."
Lei è anche un attento osservatore del cinema italiano. Qual è la sua opinione sul momento che sta vivendo il nostro cinema?
"Credo che il cinema italiano abbia bisogno di nuove visioni, nuove voci e nuovi autori. Occorre recuperare quel coraggio creativo che ha caratterizzato il dopoguerra e che ha prodotto opere straordinarie. Esistono certamente delle criticità, ma sono convinto che festival e occasioni di confronto possano favorire la nascita di nuove storie e nuovi modi di raccontare il Paese. Un esempio recente è Le città di pianura, premiato ai David di Donatello, che ha saputo valorizzare territori poco rappresentati sul grande schermo. La riscoperta delle identità locali può essere una strada importante per il rilancio del cinema italiano."
State già pensando alla prossima edizione?
"Assolutamente sì. Si svolgerà ancora una volta a fine maggio, rafforzerà ulteriormente il legame con le università e le scuole e affronterà un tema di grande attualità e rilevanza sociale."
Che cosa rappresenta per lei questa missione culturale legata al cinema e all’arte?
"Sono un avvocato e credo profondamente nei valori civili, nella giustizia e nella responsabilità sociale. Il cinema può essere una straordinaria cassa di risonanza per questi principi. È proprio da questa convinzione che nasce il Love Film Festival e la linea culturale che ho cercato di sviluppare in questi dodici anni."
Lei ha inoltre scritto, insieme a Fabio Melelli, un libro dedicato alle Film Commission. Qual è l’importanza di questo lavoro?
"Il volume analizza il modello delle Fondazioni Film Commission, che si è progressivamente affermato in Italia dopo la Legge Cinema del 2016. Oggi quasi tutte le regioni italiane dispongono di una Film Commission strutturata secondo questo modello, che garantisce maggiore flessibilità operativa rispetto alle tradizionali amministrazioni pubbliche. Le Film Commission svolgono un ruolo fondamentale: sostengono l’occupazione nel settore audiovisivo, promuovono il territorio attraverso il cinema e favoriscono lo sviluppo economico legato al cosiddetto “cineturismo”. In alcuni casi hanno contribuito persino a processi di inclusione sociale e riqualificazione professionale. Oggi tutte le regioni italiane dispongono di una propria Film Commission; l’ultima ad averla istituita è stata il Molise."
2026-06-08T16:50:39Z